L'Ucraina legalizza il bitcoin e le criptovalute

criptovalute Sep 09, 2021

Per essere nata come moneta refrattaria all'autorità, il bitcoin sta riscontrando molto successo tra le istituzioni. L'ultimo parlamento a cedere al fascino della creazione di Satoshi Nakamoto è quello ucraino, che ha approvato quasi all'unanimità una legge per legalizzare e definire regole chiare per la criptovaluta. Prima del provvedimento il bitcoin non aveva una definizione legale, né regole che ne determinassero l'utilizzo.

Adesso, invece, la definizione è arrivata: il bitcoin, si legge nella legge, è un asset intangibile espresso sotto forma di dati elettronici. Potrà non sembrare molto, ma la codifica legale della moneta è la conditio sine qua non per tracciare un più ampio perimetro normativo. Tra i paletti più importanti fissati dalla nuova legge ci sono anche misure per proteggere i cripto-investitori e le piattaforme di scambio dalle frodi.

E ancora, il parlamento ha stabilito che le aziende cripto potranno lavorare in Ucraina e soprattutto pagare le tasse nel Paese, purché dimostrino alti standard di trasparenza e paghino allo Stato 3.100 dollari per ottenere una licenza. Passo avanti non da poco, considerando che Kiev è sempre stata recalcitrante ad accettare il bitcoin e spesso, a quanto riportato dal Kiev Post, le autorità hanno confiscato alle cripto-piattaforme attrezzature costose senza giusta causa. "Le condizioni normative favorevoli attireranno sempre più aziende del settore", ha previsto Mykhailo Fedorov, ministro per la transizione digitale ucraino. "È vero, dovranno pagare le nostre tasse, ma sapranno di essere protette dallo Stato".

A questo punto va fatta una precisazione: in Ucraina il bitcoin resterà uno strumento di investimento e non una vera e propria moneta. Il che significa che, al contrario di quanto stabilito a El Salvador, i cittadini non potranno pagare beni e servizi direttamente con la valuta digitale. Stando a quanto riportato dal Kiev Post, il parlamento ha intenzione di aprire i mercati di criptomonete ad aziende e privati entro il 2022, ma non prima di aver portato a termine gli emendamenti previsti in agenda.

E se gli investitori hanno apprezzato la notizia (la moneta oggi guadagna il 2,3% e si porta a 46.209 dollari), alcuni esperti hanno scrollato le spalle: "Certo, i progressi legali sono lodevoli", ha commentato Jeremy Rubin, amministratore delegato di Judica, laboratorio R&D di criptovalute. "Ma sono solo simbolici. Il bitcoin non deve chiedere il permesso per continuare a proteggere le comunità dai governi ingiusti".

Il messaggio è limpido: il bitcoin non ha bisogno dell'autorizzazione della legge. Eppure, numeri alla mano, sembrerebbe proprio che la moneta di Satoshi Nakamoto dipenda dalle istituzioni più di quanto voglia far credere. Si guardi la curva dei prezzi: a maggio il bitcoin è arrivato a perdere il 30% scendendo a un minimo di 30.201. La molla? Lo stop alle cripto-transazioni da parte di Pechino.

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